La memoria della musicista francese Henriette Renié rivive nel nome del “Duo Renié” formato dall’arpista Giulia Rettore e dal violinista David Scaroni, che trova in lei ispirazione e coraggio per resistere nell’odierno mondo musicale classico, sempre più tormentato e caotico. Nata nel 1875, Renié è stata una virtuosa dell’arpa, ma anche una delle poche donne compositrici, discriminata da chi non sapeva ascoltare e comprendere la bellezza della sua musica. Il “Duo Renié” debutta nel mondo discografico con una incisione che annovera pochi precedenti, vale a dire i Sei notturni concertanti Op.59 di Rodolphe Kreutzer (1766-1831) e Nicolas-Charles Bochsa (1789-1856) per l’etichetta giapponese Da Vinci Classics. Dialogando con i due interpreti partiamo per un viaggio a ritroso nel tempo per finire in un Salotto musicale dell’Ottocento a disquisire di cultura, allietati dalla musica di chi ha scritto la Storia.

Partiamo dal nome del Duo, quando e perché la scelta di “Renié”.

Abbiamo cercato di trovare un compositore che avesse lavorato sul duo arpa e violino, sulla musica da camera con l’arpa e che ci ispirasse dal punto di vista dello stile e del carattere. Ci siamo felicemente imbattuti nella figura di Henriette Renié, compositrice francese (Parigi 1875-1956). Da subito ci è piaciuta l’idea che fosse una compositrice donna a dare il nome al nostro duo, una donna virtuosa sul suo strumento, l’arpa, in alcuni casi messa da parte forse proprio perché donna, ad esempio attorno al 1912 quando Alphonse Hasselmans lasciò la cattedra al Conservatoire National Supérieur di Parigi e il posto venne assegnato a Marcel Tournier anziché a lei. Una donna solista, virtuosa, compositrice e insegnante di talento in un’Era in cui le donne non erano esattamente al centro della società. Ecco cosa ci ha ispirati: il suo andare controcorrente e uscirne vittoriosa nonostante le difficoltà. Nel mondo musicale odierno, spesso incredibilmente complicato, occorrerebbe forse un carattere forte come il suo per proseguire nei propri intenti artistici. Comprendiamo a pieno le difficoltà odierne di un ensemble cameristico nell’imporsi nel panorama concertistico e noi, ispirandoci a Henriette Renié, ci sentiamo in questo molto forti e coraggiosi.

Rodolphe Kreutzer e Nicolas-Charles Bochsa, perché questi due compositori e la loro caratteristica musicale, comprese eventuali difficoltà d’interpretazione.

Rodolphe Kreutzer e Nicolas-Charles Bochsa sono stati due celebri strumentisti e compositori, francesi di nascita, vissuti a cavallo tra ‘700 e ‘800, entrambi importantissimi didatti e virtuosi del loro strumento. Ogni violinista nel suo corso di studi si imbatte infatti nei famosi “42 Studi per violino solo” di Kreutzer così come ogni studente di arpa affronta i numerosi metodi d’arpa di Bochsa che accompagnavano un tempo i primi sette anni di studi del percorso di Conservatorio. Il loro carattere musicale è tipicamente francese ovvero caratterizzato da sonorità tenui, morbide e dolci che si alternano a momenti di grinta, talvolta improvvisi, utilizzando una tensione armonica che non eccede mai in ruvidezza di suono. Pertanto, adottano pressoché sempre un carattere sognante inserendo di tanto in tanto incisi di virtuosismo che in noi hanno fatto emergere ricordi, forse lontani ma ben limpidi, dei nostri studi accademici strumentali. Lo stile alterna momenti di classicismo, talvolta quasi uno stile galante, a pulsioni preromantiche. Forse la difficoltà maggiore consiste nel mantenere l’unità delle composizioni pur nella grande varietà di stili presente anche all’interno di un singolo Notturno. Si passa infatti da momenti leggeri e disegni di filigrana a momenti più gravi e quasi drammatici, che richiedono una forza interpretativa e una profondità di suono decisamente diverse.

Quale catalogo avete utilizzato e i criteri che vi hanno fatto propendere proprio per i Sei notturni concertanti.

I Sei notturni concertanti sono catalogati come Op.59, un numero d’opera che molto probabilmente ha definito Bochsa per i suoi lavori, cosa che ha fatto ad esempio anche per i Notturni per arpa e violoncello Op.69 che ha composto in collaborazione con il celebre violoncellista Jean-Louis Duport. Non vi sono molte registrazioni sul mercato discografico – probabilmente questa pubblicazione per l’etichetta giapponese Da Vinci Classics è la seconda o la terza incisione esistente – e questo ci ha incuriositi e spinti a confrontarci con queste opere. Le abbiamo ascoltate con attenzione e nello studio le abbiamo trovate da subito a dir poco deliziose. Possiamo pertanto dire che il profumo dei Salotti parigini che queste composizioni evocano ci ha letteralmente stregato convincendoci a dedicare vari mesi di appassionato lavoro a queste composizioni.

 

Duo Renié: Giulia Rettore, arpa – David Scaroni, violino

Il Notturno preferito, se c’è, e perché.

Questa è una domanda a cui è difficile dare una risposta univoca… sono tutti bellissimi verrebbe da rispondere! Questi Sei notturni sono stati una piacevole ed appassionante scoperta anche per noi, prima di studiarli per il progetto discografico non li conoscevamo tutti. Sono Sei notturni, ognuno ha la sua particolarità e comunica un clima sonoro indipendente. In tutti si può ad ogni modo percepire il dialogo continuo, spesso per imitazione, tra i due strumenti e in alcuni casi sono inserite brevi cadenze che più di virtuosismo le possiamo definire di narrazione o come reale declamazione di un proprio discorso musicale. Nonostante siano quindi tutti molto interessanti noi siamo in particolar modo affezionati al n.2 perché contiene una tensione drammatica molto forte dall’inizio alla fine. In questo Notturno il suono dell’arpa e del violino si fondono in modo speciale ed unico e ci ha appassionato davvero molto poterlo eseguire insieme.

C’è qualche aneddoto curioso legato ai due compositori e alla loro Opera 59?

I Notturni contenenti in questa Op.59 hanno la particolarità di essere stati composti letteralmente a quattro mani dai due compositori, pratica più unica che rara e perciò molto interessante. È stato molto curioso immaginare il carattere di questi due personaggi che in fondo erano molto diversi e interessante realizzare come riuscirono a raggiungere un risultato compositivo comune davvero sbalorditivo. Bochsa ebbe una vita molto movimentata, viaggiò molto per la sua professione, si esibì anche per Napoleone Bonaparte, fu anche un abile impresario teatrale e addirittura bigamo. Kreutzer invece perse i genitori poco più che ventenne e dovette occuparsi personalmente della sua famiglia molto numerosa nonostante i suoi studi con il grande violinista Giovanni Battista Viotti gli occupassero molto tempo. Per testimoniare ulteriormente queste vite molto differenti possiamo ricordare curiosamente l’attività di falsario di Bochsa che lo costrinse a fuggire in Inghilterra e successivamente si spostò in Australia dove morì e, per quanto riguarda invece Kreutzer che non viaggiò molto come Bochsa ma insegnò al Conservatorio di Parigi dal 1795, va assolutamente ricordato lo stupore e il piacere di Beethoven che dopo averlo sentito suonare decise di dedicargli la famosa Sonata per pianoforte e violino n.9 Op.47 in La maggiore.

Arpa e violino, affinità e differenze in questi Notturni.

Uno degli aspetti interessanti di questi Notturni è che l’arpa e il violino sono trattati con la medesima importanza e con ruoli che spesso si scambiano: non è la classica struttura in cui il violino esegue sempre la melodia e l’arpa accompagna, anzi. Molto spesso l’arpa canta e il violino produce dei controcanti o delle linee armoniche di accompagnamento ed entrambi espongono episodi solistici, quasi virtuosistici, molto estesi; basti pensare ai Notturni n. 2 e n. 3 dove ad esempio entrambi gli strumentisti, a turno, eseguono vere e proprie cadenze. Sono questi i veri momenti musicali dove emergono le caratteristiche strumentali dei due compositori. I Sei notturni concertanti Op.59, non molto eseguiti e conosciuti, sono in definitiva delle preziose composizioni che mettono in risalto i due strumenti in un perfetto bilanciamento di suoni e sono caratterizzati da melodie che rimangono facilmente impresse nella memoria dell’ascoltatore trasmettendo un’assoluta sensazione di leggerezza. In questa frenetica epoca in cui viviamo servirebbero più attimi di pura leggerezza soprattutto mentale, ne siamo fortemente convinti e anche per questo siamo orgogliosi e felici di aver portato a termine questo nostro primo progetto discografico.

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