Con questo articolo scopriamo assieme la vita di una promessa del pianoforte, la trevigiana Emma Pestugia, classe 1997. Molti di voi mi chiedono di dare spazio e voce ai giovani talenti della musica, per scoprirne i gusti, la frenetica corsa giornaliera divisa tra scuola-strumento-studio, il percorso formativo scelto e capire dal loro punto di vista il mondo dei concorsi musicali. Orbene, si levi il sipario, si accendano i riflettori ed ecco a voi Emma Pestugia, una pianista da ascoltare e seguire ai concerti, perché ha tutte le carte in regola per affermarsi quale concertista di successo del panorama internazionale.

Attualmente Emma sta studiando con il maestro Massimiliano Ferrati e dal 2019 si sta perfezionando all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia nel corso di musica da camera tenuto dal maestro Carlo Fabiano. Diplomata con il massimo dei voti al Corso triennale accademico al Conservatorio “Benedetto Marcello” di Venezia, è stata finalista all’ottavo concorso YPN – Young Pianist of the North di Newcastle (Regno Unito) ed ha vinto il Primo Premio all’International Music Competition ‘Vienna’ Grand Prize Virtuoso, in virtù del quale si è esibita nella prestigiosa Musikverein Metallener Saal. È tra i vincitori della ventiseiesima edizione di IBLA Grand Prize, dove ha ottenuto anche la “Prokofiev Special Mention”, e del Premio pianistico “Alberto Giol” 2018 e 2019 svoltosi tra i migliori allievi del Conservatorio di Venezia. Ha partecipato a più di trenta concorsi nazionali ed internazionali, ottenendo ottimi riconoscimenti.

Quando ha iniziato a suonare e il suo primo ricordo legato al piano?

Ho iniziato ad avvicinarmi alla musica all’età di sette anni circa. Molte volte, accompagnando mia mamma per varie commissioni, capitava di passare accanto ad una scuola di musica. Ricordo infatti di non essere mai stata indifferente nell’udire tali suoni: volevo a tutti i costi entrarci ed iscrivermi! È nata così la mia passione. È stato praticamente entrare in un altro mondo. Non smetterò mai di ringraziare per questo i miei genitori, che seppure non siano musicisti, hanno sempre dimostrato grande sensibilità verso l’arte, la cultura ed il bello, dando la possibilità quindi sia a me, che a mia sorella che suona l’arpa, di seguire con entusiasmo la nostra passione. Uno dei ricordi più belli che conservo rimane l’ingresso in casa del mio primo pianoforte verticale! Sembrava come accogliere un amico, che sai rimarrà di quelli fedeli.

Com’è stata la sua esperienza in Conservatorio: a che età ha fatto l’ammissione? Ha cambiato spesso docenti di piano nel triennio oppure ha studiato sempre con lo stesso maestro?

Posso affermare che la mia formazione sia avvenuta a Padova, Lorella Ruffin è stata la mia insegnante fino ai 18 anni. Mi ha trasmesso molto, incrementando sempre più la mia voglia di studiare e dedicarmi alla musica, è stato un percorso creativo. Ho fatto molte esperienze durante gli anni trascorsi a Padova, sono veramente entrata nel mondo della musica grazie a lei. Ho frequentato poi il Conservatorio di Venezia, dove mi sono diplomata al Corso accademico di primo livello. Da un anno studio con il maestro Massimiliano Ferrati, mia attuale guida al Corso accademico di secondo livello presso il Conservatorio di Castelfranco Veneto. Un Maestro di altissimo livello, concertista e vincitore di premi nei concorsi pianistici più importanti. Sono davvero entusiasta ed onorata di aver intrapreso questo nuovo percorso e poter imparare da una tale personalità artistica. Nel 2019, inoltre, sono stata ammessa al corso di musica da camera all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Ho sempre cercato di ricavare del tempo da dedicare allo studio delle opere di musica da camera, per un pianista è molto importante confrontarsi ed imparare dagli altri strumenti, afferrarne i fraseggi e i timbri. Mi piace proprio suonare e condividere il palco con altri musicisti.

Quali difficoltà ha incontrato negli anni di formazione e quali invece le soddisfazioni? Come si organizzava la giornata tra scuola (quale?) e piano?

Ammetto che sono stati anni parecchio difficili. Ho frequentato il Liceo scientifico (con il rimorso di non essermi iscritta al Classico!), e quindi la mole di studio era sempre maggiore di anno in anno. Mi ritengo molto fortunata però di aver incontrato sia insegnati sensibili alla mia passione, sia compagni di classe impegnati in sport a livello agonistico. È stato di sicuro un ambiente stimolante, non ero la sola a dover gestire due impegni così grandi, sebbene non ci sia stato fatto comunque nessuno sconto. Durante le cinque ore in classe cercavo di apprendere in più possibile, in modo tale da dover studiare il minimo a casa, minimo sforzo massimo risultato. Infatti, il pomeriggio lo dedicavo al pianoforte, studiavo circa quattro/cinque ore al giorno, poi la cena e infine i compiti. Ogni sera ero esausta, ma veramente soddisfatta, perché facevo quello che amavo. Ci sono stati momenti in cui ho rischiato di mollare, ma la mia famiglia mi ha sempre supportato al massimo, e così sono riuscita a concludere anche il mio percorso scolastico con successo. Bisogna avere molta determinazione se si vuole intraprendere lo studio di uno strumento; purtroppo, in questo Paese i programmi scolastici sono molto densi, al contrario di altri, e quindi molti ragazzi sono costretti a scegliere o una o l’altra strada.

I concorsi, ne ha vinti molti. Cosa ha imparato da queste esperienze?

Ho iniziato a fare concorsi all’età di 12 anni. Quando si è piccoli era un divertimento, prepararsi ed avere occasioni di suonare i pezzi che si studiava nei mesi precedenti. Non ho mai, però, pensato di essere in competizione con gli altri, e questo chiaramente è un valore che tengo stretto. Le competizioni servono a competere, ma semmai l’unica persona con cui competi sei te stesso. Sono sempre state occasioni per mettermi alla prova, migliorare soprattutto la gestione della tensione in pubblico. Per il resto ho sempre pensato di fare musica, trasmettere le mie emozioni, null’altro.

Qual è il suo repertorio? E quale l’aspetto che più le piace della corrente musicale di riferimento?

Per quanto concerne il mio repertorio, mi ritrovo molto nella corrente musicale novecentesca, soprattutto russa. Se proprio dovessi indicare un compositore che prediligo, direi Prokofiev. Ultimamente mi appassiona molto Janacek, che non ha composto molto per pianoforte, ma ci sono opere di una tale intensità emotiva! Sono molto difficili da eseguire perché sono raccolte di piccoli pezzi: in tali forme bisogna saper calibrare alla perfezione le connessioni e i silenzi. È una scrittura a brevi accenni, ma ricchi di tensioni, ed è quello che mi affascina di più di questa musica e del repertorio novecentesco. Sempre alla ricerca di qualcosa, che sia innovazione tecnica o radici dell’anima. Mi sento molto vicina a questa musica.

Pianista preferito: a chi si ispira suonando?

Rubinstein, Arrau, Richter…e altri! Quando suono però mi ispiro alla musica soltanto, non vorrei mai essere la copia di qualcuno.

Quante ore suona al giorno e quale tecnica utilizza per imparare a memoria i brani?

Il numero di ore che dedico al pianoforte varia di giorno in giorno in base agli impegni, cerco sempre di avere uno standard di sei/sette ore, che possono aumentare. Mi piace però pensare di non avere standard a cui sottopormi, non sono una macchina, l’importante è essere sempre concentrati e spiritualmente presenti in ogni momento in cui si è seduti al pianoforte. Cerco sempre di dedicare una parte della giornata a passeggiate all’aria aperta, e alla lettura. Il metodo che uso, invece, per la memorizzazione dei brani deriva da uno studio capillare della partitura, non lascio nulla alla memorizzazione fisica e meccanica, tutto deve essere in testa. Per alcuni pezzi richiede molto tempo la memorizzazione, per altri meno, dipende dal repertorio affrontato.

Ha mai pensato di studiare all’estero? Se sì, dove. Se no, perché.

Questa è una domanda molto frequente. C’è stato un periodo in cui desideravo ardentemente andare a studiare a Mosca, per l’attrazione verso la cultura russa, come dicevo prima. Non ho mai pensato, però, di muovermi all’estero solo in base al prestigio dell’istituzione o per avere opportunità diverse da quelle che può offrirmi l’Italia. Sarebbe un errore troppo grande! Scelgo prima il Maestro con cui voglio studiare e perfezionarmi, da cui voglio imparare tutto e con cui condividere le idee musicali, e poi valuto il resto. Il motivo di ogni mia scelta è guidato dal valore della persona che scelgo come guida, piuttosto che dal valore del nome dell’istituzione. Non so poi cosa mi riserverà il futuro, ma di certo questa rimarrà la mia linea guida.

Il suo sogno nel cassetto?

Dirigere un’orchestra una volta nella vita!

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