TIM – Torneo Internazionale di Musica XVI Edizione 2013-2014 Disciplina: CRITICA MUSICALE

Concorrente iscritto: Vesna Maria Brocca

CD:
Compositore: Mirco De Stefani
Interprete: Anna Tirindelli
Editore: Rivoalto
Numero di catalogo discografico: CRR0256 – 2013

La chiave di lettura per capire Fernando Pessoa risiede in un’unica parola, “eteronimi”, che sottende già di per sé stessa a molteplici significati: «individualità distanti da quella del loro autore», secondo il poeta portoghese. Infatti il poeta era solito firmarsi con molti nomi, tra i quali ricordo Alberto Caeiro, Álvaro de Campos e Ricardo Reis. Parafrasando il coevo italiano Luigi Pirandello, potrei tradurre questo stato poetico con l’espressione:

«siamo tutti attori sul palcoscenico della vita».

Per trovare un parallelismo funzionale alla recensione della suite per flauto quale omaggio al poeta portoghese, è possibile paragonare l’autore, in questo suo cambio di firma, alla tonica in musica, che attraverso la modulazione cambia nome, presentandosi cioè sotto mentite spoglie nel corso di un unico brano. Trasporre in musica una poesia, specialmente quella di una personalità come Fernando Pessoa, vuol dire anzitutto comprenderne il senso celato dietro il grafema che, ricordo, trasporta verso altri lidi, terra di valori universalmente noti. La suite, De la musique, nasce come omaggio a Pessoa per il fatto che sia l’ispirazione che il titolo si rintracciano in una poesia dell’autore portoghese, il quale a sua volta riprende lo stesso identico titolo dal primo verso di un’altra poesia, Art poétique, di Paul Verlaine.

Il compositore di questa suite per flauto solo è Mirco De Stefani, noto alla critica per i suoi numerosi lavori, ma soprattutto per essere stato l’unico compositore che abbia collaborato per oltre 25 anni con Andrea Zanzotto, considerato dalla critica letteraria il più grande poeta del secondo Novecento, mettendo in musica numerosi suoi componimenti, ma non nel senso, errato, del genere di poesia in musica.

In questo ultimo lavoro discografico per Rivoalto (2013), De Stefani ha scelto di creare un unicum sonoro che si divide nei nove movimenti titolati Inno, Preludio, Adagio, Corrente, Fantasia, Canzone, Improvviso, Ode e Giga a seconda del contenitore formale scelto e delle regole in uso alla prassi compositiva dello stesso, entro il quale si dipana il materiale sonoro che va incrementandosi, movimento dopo movimento, fino a completare la scala cromatica nella Giga finale.

«E così – spiega De Stefani – nell’Inno, si definisce in nuce il senso del progetto compositivo: il brano è costituito da sole quattro note (la, sol, re, mi bemolle) che, come personaggi di un dramma, entrano in scena uno dopo l’altro e dialogano tra loro. E ancora, nei brani seguenti si aggiungono nuove note, e così via: solo negli ultimi due appare l’integrale cromatico».

Significativa anche la scelta di affidare la polifonia degli eteronimi ad una voce sola come quella del flauto, suonato in questa registrazione da Anna Tirindelli, nota professionista sia nell’ambiente del concertismo internazionale sia nel campo dell’insegnamento. La scrittura dello spartito, rigorosamente manoscritto (un vero quadro), rende perfettamente le molteplici sfaccettature dell’anima dell’artista a cui non bastava un solo cambio d’abito per vivere il proprio tempo. Del resto, come scriveva Tabucchi:

«nel “cuore di tenebra” che è l’umano sentire, misterioso, profondo, che appartiene ai precordi, Pessoa, come tutti i grandi poeti, fonda la sua poesia».

Mettere in musica il “sentire”, cioè l’essenza stessa del poeta che incarna alla perfezione la saudade della sua terra che trova sfogo nelle melodie del fado, è impresa assai ardua e richiede estrema padronanza del linguaggio musicale, specialmente l’occidentale colto, nel duplice versante compositivo e interpretativo.