« A cinquant’anni dalla morte sarebbe finalmente ora di ricominciare a parlarne, soprattutto in termini di critica letteraria, e non solo a Treviso, perché Comisso è stato un autore di altissimo livello ».

Parola di Nicola De Cilia, già noto per l’antologia Viaggi nell’Italia perduta” dedicata proprio allo scrittore trevigiano. Da lunedì 23 settembre 2019 è in tutte le librerie con la sua ultima fatica letteraria: “Geografie di Comisso. Cronaca di un viaggio letterario”, a cura di Maria Gregorio per i tipi Ronzani Editore.

Deviazioni improvvise, scarti, sentieri poco battuti o perfino interrotti attendono il lettore di questa cronaca di viaggio sulle orme di Giovanni Comisso. Si tratta di un viaggio letterario simile al vagabondare caro ai romantici, che porta in sé qualcosa di corsaro perché, al modo dei naviganti, Nicola De Cilia è convinto che s’impara più per vie traverse che non per la via breve. In questo pedinamento sulle orme di Giovanni Comisso, De Cilia ha ripercorso le vie cittadine e i sentieri del Piave, quindi il Friuli della Grande guerra, Fiume dannunziana e Chioggia, fino alla lunga sosta nella casa di campagna a Zero Branco; sosta inframmezzata da lunghi viaggi in altre terre, lontane e vicine. Queste, le “geografie” restituite nel volume corredato anche da numerose fotografie.

«Non è un saggio né un romanzo – specifica De Cilia – è una forma ibrida. Una perlustrazione nei luoghi in cui Comisso ha vissuto, indagando lo stretto legame che intercorre tra l’abitare e la sua scrittura, tra il suo stile e il paesaggio». 

Il volume si compone infatti di otto capitoli, in cui si raccontano i luoghi a lui più cari: Treviso, il Piave, il Friuli, Fiume, Chioggia e l’Adriatico, Zero Branco, tutti innervati dall’elemento acquoreo, filo conduttore della narrazione.

«Il racconto inizia seguendo il fiume Botteniga, che una volta entrato in città diventa Cagnan: la casa trevigiana in cui Comisso è nato si affacciava su questo fiume dalle acque torbide, e aveva “angoli acuti e taglienti verso il cielo come prue di navi da guerra”. Poi mi sposto sul Piave, un ambiente che Comisso adorava, letteralmente, fondamentale per comprendere l’essenza della sua scrittura: non si tratta di semplice sfondo di molti suoi racconti, bensì intima essenza dell’esperienza giovanile che si è travasata in vero e proprio linguaggio narrativo. E ancora, dal Piave ci si sposta sul Natisone in Friuli della guerra e da lì all’acqua della laguna di Chioggia, verso l’Adriatico dei viaggi in veliero. Per ritornare all’umile acqua dei fossi come vene della terra intorno alla sua casa di Zero Branco».

Interessante la scelta di alternare nella pagina carattere tipografico tondo e in parte corsivo. 

«Con la curatrice, Maria Gregorio, abbiamo voluto evidenziare il fitto dialogo che nel libro intercorre tra le parti narrative e le parole dello stesso Comisso – precisa De Cilia. Inoltre, ripercorrere i paesaggi di Comisso, significa anche un fare i conti con la trasformazione del paesaggio attuale.  Camminare rasente i fossi, lungo le stradicciole di campagna, inerpicarmi sui sentieri delle colline o dei monti, saltare in precario equilibrio sui sassi dei torrenti, vagare per le vie più nascoste della mia città e per le brughiere periferiche, mi ha consentito di tracciare le “geografie” di Giovanni Comisso (e nostre), restituendo quel “sonoro interno” che mi ha guidato e sostenuto giorno dopo giorno: ecco perché è, come recita il sottotitolo, “Cronaca di un viaggio” geografico, non solo letterario».

Comisso è uno dei grandi scrittori di levatura nazionale che ha saputo raccontare il territorio in cui ha vissuto con uno stile immediato e limpido, ma per Nicola De Cilia è soprattutto

«un autore che mi affascina per il suo stile di vita, non è uno scrittore da tavolino, ma da vela, come disse un critico, che ha trasmesso sulla pagina l’incanto del mondo e della sua bellezza. È un autore grandissimo, purtroppo sottovalutato, ma basterebbe ricordare che era apprezzato e stimato da Eugenio Montale che ne ha sempre parlato in termini elogiativi e acuti, fin dal suo primo libro, “Il porto dell’amore”. Così pure da Parise che lo considerava alla stregua di un maestro: i suoi “Sillabari” non esisterebbero senza Comisso».

Il Gazzettino, 02/10/2019